Naspi: come non perdere la disoccupazione

Assegno di disoccupazione dell’Inps: requisiti affinché l’offerta di lavoro possa definirsi congrua.
Hai idea di come funzioni la Naspi? Al di là degli importi che ti vengono corrisposti mensilmente dall’Inps e per un periodo di tempo variabile a seconda della durata del tuo ex lavoro, per non perdere la disoccupazione devi partecipare a delle politiche di formazione che mirano a garantirti maggiori possibilità di reimpiego. Nello stesso tempo non puoi rifiutare eventuali posti di lavoro “congrui” offerti in tale arco di tempo. Se dovessi violare una di queste due regole perderesti la Naspi. Di recente è stato peraltro pubblicato un decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali [1] che stabilisce i criteri per stabilire la “congruità” dell’offerta di lavoro in presenza della quale si perde il diritto all’ammortizzatore sociale. In questo articolo ci occuperemo proprio di questo aspetto: spiegheremo, in particolare, proprio con riferimento alla Naspi, come non perdere la disoccupazione.
Se hai letto il nostro articolo Disoccupazione: come funziona la Naspi saprai già molto di questo particolare sussidio, anche noto come assegno di disoccupazione, che viene versato dall’Inps in favore di chi perde il posto di lavoro. Elenchiamo qui di seguito solo gli aspetti principali e vediamo come funziona la Naspi.
Se vengo licenziato ho diritto alla Naspi?
La Naspi spetta per qualsiasi tipo di licenziamento, anche quello determinato da colpa del dipendente (si pensi al licenziamento disciplinare e a quello per “giusta causa”). Così, il dipendente che rifiuta di recarsi sul posto di lavoro o commette un atto di insubordinazione e perciò viene licenziato, ha diritto alla Naspi.
L’assegno spetta anche a chi si dimette per giusta causa, ossia per un comportamento colpevole del datore di lavoro (si pensi al mobbing, al mancato pagamento degli stipendi, agli abusi sul lavoro, alla mancata tutela della sicurezza dei dipendenti dagli infortuni, ecc.).
Chi ha diritto alla Naspi?
Non a tutti i licenziati spetta la Naspi. È infatti necessario che il rapporto di lavoro si sia protratto per un certo lasso di tempo. In particolare, devono sussistere congiuntamente i seguenti requisiti:
• stato di disoccupazione;
• almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
• 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.
Per quanto tempo spetta la Naspi?
La Naspi è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni, per un massimo quindi di 24 mesi. Sono esclusi i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle prestazioni di disoccupazione, anche in unica e anticipata soluzione.
A quanto ammonta la Naspi?
La Naspi è rapportata ad una base di calcolo data dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (retribuzione imponibile esposta nell’UniEmens), divisa per il totale delle settimane di contribuzione indipendentemente dalla verifica del minimale e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33.
Condizioni per avere la Naspi
Oltre ai requisiti appena indicati, per avere la Naspi è necessario che il lavoratore disoccupato contatti uno dei Centri per l’impiego entro 30 giorni dalla data della dichiarazione di disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione a iniziative formative e di orientamento, per la creazione del profilo personale e la stipula di un patto di servizio personalizzato.
In particolare, con il licenziamento il lavoratore deve fornire la dichiarazione – in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro – di immediata disponibilità all’attività lavorativa (detta anche “DID“) ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Centro per l’impiego.
Il patto di servizio deve indicare la disponibilità del richiedente alle seguenti attività:
• partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro (ad esempio stesura del curriculum vitae e preparazione per sostenere colloqui di lavoro o altra iniziativa di orientamento);
• partecipazione a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione;
• accettazione di congrue offerte di lavoro.
Il disoccupato può essere convocato nei giorni feriali dai competenti servizi per il lavoro con preavviso di almeno 24 ore e non più di 72 ore secondo modalità concordate nel patto di servizio personalizzato.
Naspi: quando si perde la disoccupazione?
La violazione delle regole sul patto di servizio e la mancata accettazione di una congrua offerta di lavoro possono determinare la cessazione della Naspi. In particolare si possono verificare le seguenti ipotesi.
– Mancata presentazione a convocazioni o appuntamenti con il Centro per l’impiego
– Mancata partecipazione a iniziative formative
– Mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua
– Perdita dello stato di disoccupazione o inizio di un lavoro “in nero”
Quando un’offerta di lavoro è congrua?
Vediamo ora quando l’offerta di lavoro si può considerare “congrua” affinché, in caso di rifiuto, si perda il diritto alla Naspi. A stabilirlo è stato un recente decreto ministeriale [1].
Ai sensi delle nuove norme, l’offerta di lavoro congrua dipende da tre fattori:
• corrispondenza delle competenze del lavoratore;
• distanza luogo di lavoro,
• durata disoccupazione.
Per mantenere la Naspi, i disoccupati da oltre 12 mesi devono accettare un lavoro anche non perfettamente aderente alle loro esperienze e competenze, fino a 80 km da casa o comunque raggiungibile in 100 minuti con i mezzi di trasporto pubblici.
Chi intasca un’indennità Inps e rifiuta un’offerta di lavoro con retribuzione superiore del 20% all’indennità fruita può incorrere nella decadenza dal diritto all’ammortizzatore sociale.
L’offerta di lavoro può definirsi “congrua” sulla base di diversi parametri che incidono in misura diversa a seconda di alcune variabili. Tra questi, il decreto richiama innanzitutto la coerenza tra l’offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate, automaticamente rilevate dalla procedura informatica del sistema unitario delle politiche del lavoro e indicata nel patto di servizio personalizzato.
La coerenza dell’offerta rispetto alle capacità del lavoratore è inversamente proporzionale alla durata della disoccupazione:
• fino a 6 mesi, l’offerta deve corrispondere a quanto concordato esattamente nel patto di servizio;
• da oltre 6 e fino a 12 mesi, l’offerta deve essere relativa almeno al settore economico e professionale di riferimento sebbene preveda anche altri processi e ambiti di attività in cui ci sia continuità professionale;
• oltre 12 mesi, mantenendo la coerenza con il settore economico e professionale, l’offerta sarà congrua anche se ricomprenderà processi o attività rientranti in altri settori.
Stesso metodo viene utilizzato per quanto riguarda il criterio della distanza del luogo di lavoro rispetto al domicilio:
• per i disoccupati fino a dodici mesi, il luogo di lavoro non deve superare i 50 chilometri di distanza dal domicilio o deve essere raggiungibile in 80 minuti di percorrenza con i mezzi pubblici;
• per i disoccupati da oltre 12 mesi, il luogo di lavoro può distare fino a 80 km o deve essere raggiungibile in 100 minuti di percorrenza con i mezzi pubblici.
Veniamo infine alla retribuzione: quando può definirsi congrua?
Secondo la nuova normativa, l’offerta si può considerare congrua se la retribuzione offerta non è inferiore ai minimi salariali previsti dai contratti collettivi. Per i lavoratori percettori di indennità di disoccupazione, la retribuzione al netto dei contributi a carico degli stessi deve essere superiore di almeno il 20% all’indennità percepita nell’ultimo mese precedente.
Infine, sulla base della tipologia contrattuale, il decreto definisce congrua l’offerta di un lavoro dipendente a tempo indeterminato oppure a tempo determinato o in somministrazione di almeno tre mesi, a tempo pieno o part time non inferiore all’80 per cento.
note
[1] Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali decreto del 10.04.2018, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 14.07.2018.

Avv. Davide Lorello

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